MANIFESTO

 

  • Rivista culturale ma non accademica.

“Supernova” è un progetto agli albori, nato dalle menti di Giorgio Astone, Claudio Caramadre e Gloria Iannucci. L’idea si è sviluppata dall’esigenza di creare una rivista culturale valida ma non “accademica”, a seguito del nostro confronto riguardo alle insufficienze che proprio tali riviste portano con sé per una rigenerazione ed un rinvigorimento del dibattito in Italia.
Creare dunque una rivista potenzialmente comprensibile a tutti ed aperta alla discussione e all’invio di contributi validi dall’esterno; il desiderio è quello di generare un percorso di crescita culturale che possa coinvolgere sempre più studiosi e possa rimanere patrimonio per chi, in futuro, vorrà cimentarsi in imprese simili, che, da troppo tempo ormai, vengono intraprese solo da grandi “interessati” o comitati enormi e già affermati che nulla rischiano. In questi anni romani abbiamo visto come i volumi polverosi e settoriali delle biblioteche rappresentino, e contribuiscano a creare, mondi a sé stanti; dall’altra parte, la discussione che prende avvio dall’attualità è lasciata nelle mani dei talk-shows e del varietà sulla quotidianità. “Supernova” rappresenta il tentativo di riscoprire lo studio come mezzo critico per porsi delle domande sulla civiltà, sul contesto in cui si vive con i suoi incubi ed i suoi sogni, le utopie nascoste e quelle esorcizzate.

  • Un giudizio critico sull’Oggi.

Per noi la critica ha a che fare coi concetti di “giudizio” ed “opinione”. È facile farsi delle opinioni, da quel che sembra (dalla sotto-cultura alla sovra-esposizione di molti dati), ma esprimere un parere originale (nel senso di una nuova prospettiva) è sempre più grazia di pochi. La figura dell’Intellettuale sembra essere scomparsa: non si è dissolta, come auspicavano le sinistre europee socialiste e comuniste, in una migliore condizione democratica, né si è dileguata nelle alte vette d’una nuova élite. S’è piuttosto amalgamata al nulla imperante. Il nuovo liberismo, che governa il mondo, è per la prima volta un potere essenzialmente tecnico: qualsiasi forma di nobiltà sembra scomparsa dai valori dell’Occidente contemporaneo. Vorremmo offrire degli esempi, tramite i nostri contenuti, di come qualcosa possa avere delle radici, diffondersi nel tempo: chiederci cos’è l’oggi e da dove viene la “post-modernità”, è uno dei nostri obiettivi. C’è un’altra crisi.

  • Il ruolo della cultura: discipline, R&D, diffusione.

Con l’Intellettuale muore anche il sogno d’avere una cultura in sé e per sé. Un orientalista, una sociologa e un filosofo si incontrano e scoprono d’avere dubbi simili e che uguali pericoli pendono, come una spada di Damocle, sullo “studio” (originariamente «passione») che li accomuna. Non solo: nasce un tentativo di dialogare fra campi diversi, di espandere i propri metodi di ricerca, le proprie conoscenze. “Supernova” nasce come cammino trasversale e puramente interdisciplinare, come scoperta di tipologie di studiosi diversi dell’Italia del XXI secolo che devono affrontare un nuovo diktat: quello della “R&D”. La Research and Development delle aziende, quella ricerca funzionale ad ottenere solo miglioramenti tecnici che rendano più facili e veloci le trasmissioni del potere consolidato e le sue forme, è il modello che sta dietro l’Europa ed i fondi dell’Istruzione. Gli studi inutili vengono messi nel cassetto delle “Humanities”, destinati a scomparire. “Supernova” vuole essere episode interactive play to get gems una Controriforma. Se vogliamo uno sviluppo, facciamo almeno che sia uno sviluppo illuminato.

  • L’era virtuale, il tragi-spettacolo dell’esistenza nelle nuove generazioni.

L’incredibile, il nuovo, il futuro che s’intravede: daremo spazio agli argomenti che non trovano energie fra le mura delle università. L’uomo di oggi vive metà del suo tempo nella dimensione virtuale: in un non-spazio che è Lo spazio e non può essere visto che come “un foglio” più particolare dalle generazioni precedenti. “Supernova” sarà, fra le altre cose, una finestra sul virtuale come ambiente, uno scorcio sulla socialità dei networks, sulla relazionalità cibernetica, su come oggi si gioca, si piange, ci si presenta ad occhi sconosciuti ma sempre più curiosi. I riferimenti di “Supernova” sono quelli di un immaginario nuovo, escluso e marginalizzato dall’Accademia che si auto-referenzia; nella “culture officielle” non entrano gli screenshots dei film, un disegno di un fumetto che incarni perfettamente una sensazione diffusa rovina il contesto “serioso” di una pubblicazione, un’immagine o una foto incrinano pagine e pagine scritte che sembrano fatte per trascinare via la mente piuttosto che catapultarla nella realtà. È ora di comprendere un’arte che si è enormemente diversificata nel corso degli ultimi cento anni, bisogna farci i conti. “Supernova” adotterà una forma nascente, che s’è appena diffusa nel mondo giornalistico, quella dell’Osservatorio: ma lo farà intrecciando l’immaginario contemporaneo, trash o futuristico che sia, a nozioni di letteratura, storia, arte, filosofia, psicologia e saperi eterogenei. “Supernova” apre senza pregiudizi l’indagine su «ciò che sta sotto gli occhi di tutti da sempre ma che non tutti vedono» (Wittgenstein).

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