La resurrezione della carne. L’ultimo romanzo di Francesco Bianconi

di Gloria Iannucci

 Milano, in un futuro prossimo, città bifronte.
Da un lato la Milano mondana, dall’altro quella nascosta nei cortili delle case private, quella dei palazzi settecenteschi o del Museo di Storia Naturale.

Il protagonista, Ivan, è uno sceneggiatore di una serie televisiva sugli di zombie, copiata da un vecchio film horror italiano. La serie che ha scritto si intitola “La resurrezione della carne”, è ambientata in una Milano invasa da morti viventi, quelli del Monumentale, che prendono d’assalto la città, desiderosi di carne. In essa Ivan riversa tutta la sua frustrazione e il suo disgusto verso la società in cui vive. Egli aveva provato a divenire un poeta, quello era il suo sogno a cui, però, ha rinunciato convinto che “prendere la vita da avventuriero” fosse sbagliato. Probabilmente il suo cinismo e la sua insoddisfazione verso il mondo reale non gli hanno permesso di realizzarlo, allora si è accontentato di scrivere sceneggiature horror, cercando in questo modo di “far male al mondo”. Egli è un uomo apatico, che si lamenta perennemente, tutto può irritarlo profondamente, persino un congiuntivo omesso in una frase di una canzone. Il suo carattere si tempera grazie all’incontro con una giovane commessa, Giovanna, una ragazza vivace e piena di vita. I due si innamorano, Giovanna sembra aver fatto prevalere in Ivan il lato più dolce e poetico, nonostante il suo caratteraccio. Poco dopo i due hanno un bimbo, Andrea.
Tutto nelle loro vite sembra procedere per il verso giusto, quando la ragazza viene investita da un automobile mentre stava attraversando la strada.

Muore.


Viene portata via tragicamente dalla vita di Ivan e de quella del loro bambino.
La felicità e la vitalità che avevano invaso la loro vita spariscono improvvis
amente. Da questo momento i inizierà la ricerca forsennata ed ossessiva di Ivan per scoprire cosa diceva di così importante un sms che ha tolto la vita alla donna che tanto amava. Dopo parecchio tempo di pedinamento nella Milano dei locali notturni, nella città chic, trova il modo per leggere quel benedetto messaggio.
Era una poesia, una breve poesia che il carnefice di Giovanna aveva dedicato ad una donna. E all’improvviso Ivan viene sopraffatto da “un’inaspettato senso di pace”.

‹‹Immaginai un sangue nuovo, perfettamente ripulito e ossigenato, fluire lento come un grande fiume dentro le mie vene.››

Ciò che Ivan scopre cambierà il suo modo di vedere l’uomo che a lungo ha odiato e gli permetterà di guardare alla vita con occhi forse diversi. Il pessimismo che lo pervadeva tenderà ad attenuarsi, non si trasformerà certo in un ottimismo sconsiderato ma aprirà la strada ad esiti non necessariamente catastrofici. Leggendo la poesia dell’uomo che ha tolto la vita a Giovanna, Ivan ha rivisto se stesso, ha rivisto l’intera umanità, vittima o forse figlia di una società malata. Ivan, uomo colto, intelligente e dall’anima poetica si interroga sull’essere, sulla vita e sulla morte, sul male e sul bene, come fossero intrinsecamente legati da un filo sottile che li tiene insieme.
A parer mio nel libro di Francesco Bianconi, voce dei Baustelle, ritroviamo molta della poesia dei suoi testi, così come molte delle tematiche affrontate nei loro quindici anni di carriera. Molti rimandi sono connessi in particolar modo al loro ultimo album Fantasma (2013), il quale ruota attorno a tematiche oscure, strettamente connesse alla vita. Alcune canzoni, che si concentrano sulla morte, sugli spettri, sui cimiteri, non sono che degli inni alla vita, o quantomeno delle speranze. Sperare di vivere al meglio, di vivere quasi come fossimo dei monaci buddisti, pensando alla morte non come acerrima nemica della vita ma come processo necessario al percorso vitale; o ancor meglio come fossimo taoisti, guardando ad essa come avvenimento del tutto naturale che permette di ricongiungersi all’intero universo.
Citando La morte (Non esiste più):

‹‹La vita non uccide più
i nostri baci

i nostri sogni
e le parole.

Il tempo non le imbianca più
e non si seccano
a lasciarle stese al sole.››

Vivere al meglio, non è forse uno tra i temi più battuti dalla filosofia orientale o occidentale che sia? Epicuro scrisse: “Il terrore della morte nasce dal falso desiderio dell’immortalità.” Concepire la morte e ciò che ad essa è connesso come un’affermazione dell’esistenza è qualcosa che per noi occidentali, fortemente influenzati dalla razionalità, risulta difficile accettare. Così il Monumentale che nell’album musicale viene riscattato e a cui viene dedicata una canzone, nel libro è il luogo in cui i cadaveri, protagonisti della sceneggiatura di Ivan, si risvegliano.
Punto di riferimento del libro non sembra apparire soltanto l’ultimo album dei Baustelle ma gran parte del loro percorso; non è un caso che sia Bianconi a scrivere la maggior parte dei testi. Così il richiamo alla società rea che produce figli altrettanto rei è presente in molte delle loro canzoni; si fa ad esempio riferimento alle mode giovanili, alla società capitalista, al suo degrado e all’angoscia che ne deriva. Inoltre la canzone Un romantico a Milano, presente nel disco La malavita (2005), sembra lo specchio del protagonista del libro, aspirante poeta dall’animo romantico, distaccato dal mondo reale, sprezzante della massa. Cosa è dunque Ivan se non un romantico a Milano?

Una riflessione dunque sulla vita, sull’esistere in questo mondo, perché probabilmente “c’è una luce che cancella il buio”.

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