Paolo del Debbio: il professionista.

di Claudio Caramadre

Paolo Del Debbio. Il professionista per eccellenza, la manticora della televisione privata italiana, l’infestante del giardino. Scrive, insegna all’università, conduce trasmissioni. La sua trasmissione televisiva più modaiola è “Dalla vostra parte”, trasmissione creata con il solo scopo di scatenare le ire del popolo italiano contro lo straniero assassino, invasore, ladro, negro, puzzolente e addirittura pericoloso per la nostra salute. Del Debbio svolge il compitino affidatogli dall’alto (o dal basso?) con serietà maniacale. È ovunque, pronto a dar voce a tutti gli analfabeti funzionali d’Italia. Ovunque c’è un idiota c’è anche il microfono di Del Debbio. Sbarcano cento immigrati in un paesino veneto? Via! Subito, la sera stessa, si va a caccia dei criptofascisti, degli xenofobi e degli ignoranti più promettenti e talentuosi del paese. Missione: farli blaterare di cose di cui non sanno assolutamente nulla. Le parole che devono uscire dalle loro bocche sono: «paura», «malattie», «ladri», «scendere-sotto-casa», «gelato», «casa nostra», «casa loro», “musssulmani” (sì, con tre esse), Salvini, donne, iPhone. Questo è scritto nel contratto e questo Del Debbio riesce a fargli dire. Che ve ne pare? Non è un serio professionista? Certo è che con tutto questo darsi da fare i suoi studenti allo Iulm di Milano dovranno accontentarsi di un sostituto o di un assistente… o sbaglio? Però lo stipendio lo prende (chiamatelo contratto di collaborazione o come più vi piace, non fa differenza) e sinceramente se lo merita. Se lo merita perché non è facile mantenersi in equilibrio tra la democrazia e la demagogia (se solo Pisistrato fosse ancora tra noi per poterlo arruolare!), perciò il caro Paolo non solo ha diritto a più di uno stipendio ma ha anche diritto a delle sane vacanze. A Forte dei Marmi. Non è dove vanno i “poveri” che, a suo dire, riescono a farsi sentire grazie a lui? Forse no. Però lui era lì per una ragione: incontrare il fantasmagorico trio. Salvini detto “Er Ruspa”, Sallusti detto “Nosferatu” e Santanché detta… no lasciamo stare questa. Del Debbio li ha incontrati tutti per una sua possibile candidatura a sindaco di Milano. Immaginate quanto ne gioverebbe la città. Del Debbio darebbe voce agli umili, ai diseredati, agli italiani senza casa che credono di non averla perché gliel’hanno tolta gli immigrati, pensa di dar voce agli xenofobi che odiano i migranti perché non hanno mai aperto un libro di storia e constatato che le “migrazioni” sono sempre esistite e che addirittura Roma, stando al mito (e un po’ anche alla Storia), nacque grazie a degli immigrati. Un monumento della televisione italiana. Il momento è favorevolissimo per una candidatura: sbarcano (sarebbe più corretto dire muoiono) migranti ogni giorno, la gente ha paura dell’uomo “nero”, la televisione e i programmi spazzatura come “Dalla vostra parte” fomentano ogni genere di incomprensione; serve un supereroe dalla lingua calma e moderata: Del Debbio! Lui la candidatura la nega, non gli piace la politica e nell’intervista rilasciata qualche giorno fa a Panorama lo dice chiaro e tondo: a lui interessa il popolo. Anche al socialista Mussolini interessava il popolo perché esso è la via più veloce per ottenere il potere. Averlo in pugno, persuaderlo o dare sfogo ai suoi più bassi e biechi istinti porta voti e possibilità pressoché illimitate. Una perla dall’intervista: «Io non sparo, apro i microfoni. Penso che i poveri e le piccole e piccolissime imprese non abbiano voce. E gliela do. Dovrebbero tacere?»

Tacere? Ma certo che no! Con tutti i soldi che ti fanno guadagnare, Paolo, ma sei serio quando fai certe domande? Tu devi farli parlare. Quando ti dicono che lo straniero ruba, stupra e uccide tu devi assecondarli e non cercare di spiegargli per quale motivo non è così. Altrimenti viene giù tutto il baraccone di Salvini, col giornalista che paga un ragazzino per dire di essere un rom che guadagna duecento o trecento euro al giorno coi furti e che poi si rivela una menzogna montata ad arte. Continua Del Debbio! D’altronde con quella faccia poco intelligente la “gente povera” come la chiami tu ti prende subito in simpatia. Infine, perché in Supernova non ci facciamo mancare nulla, una seconda ed ultima perla, questa volta direttamente dal programma. Quando, la sera del 15 Settembre, Del Debbio si collega con un suo inviato, quest’ultimo si scusa per l’audio non eccelso poiché: «ci sono i centri sociali coi megafoni Paolo…», al che Paolo taglia corto: «Me ne fotto dei centri sociali!»

L’avevamo intuito, Paolo.

 

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