CHI SIAMO

FONDATORI

GLORIA IANNUCCIGLORIA  IANNUCCI

Sociologa

Nata a Roma nel 1992, mossa dalla voglia di scoprire cosa si cela dietro la società si laurea in Sociologia presso l’Università La Sapienza di Roma con tesi: “Giovanni Arrighi: sociologo ed economista dello sviluppo.”
Appassionatasi alle dinamiche dello sviluppo, si iscrive al corso magistrale in Scienze Sociali Applicate. Si interessa delle culture Africane e Medio Orientali tanto da farne una delle sue principali passioni, sfociata, poi, nella pratica della danza orientale.
In “Supernova” vede la possibilità di approfondire temi sociologici e alimentare il dibattito culturale italiano, fermo da anni.

COS’E’ UN SOCIOLOGO?

Rispondere a questa domanda è davvero arduo,  la sociologia è una scienza i cui confini sono deboli, una scienza che ha attinto alla filosofia, all’economia, all’antropologia, alla storia e che si è ispirata ad esse prima di prendere una propria forma, pertanto  non c’è una definizione precisa che possa esemplificare la figura di un sociologo. Posso tuttavia affermare che un sociologo è colui che osserva la realtà che lo circonda con attenzione e cerca quella che Max Weber definì la Verstehen, la comprensione più profonda dei fenomeni sociali che sono in costante mutamento. Egli formula interrogativi per comprendere la modernità, ai quali cerca di rispondere sulla base sia di presupposti teorici ben precisi sia di un’attiva ricerca, prediligendo il metodo qualitativo pur non trascurando quello quantitativo. È però, a mio avviso, necessario mettere in guardia il lettore sul ruolo del sociologo, perciò prendo in prestito la risposta di Zygmunt Bauman ad una domanda sul futuro della società contemporanea: “Io non sono un profeta, sono un sociologo ed i sociologi non predicono il futuro.”

GIORGIO  ASTONE

Filosofo

Classe ’89. Nato a Messina, vive a Roma, dove si è laureato in “Filosofia” con tesi: “Critica alla teledemocrazia: dromosfera e orizzonte negativo in Paul Virilio”.
Successivamente  ha conseguito la laurea magistrale in “Filosofia e studi teorico-critici” con tesi: “L’inumano latente nella filosofia andersiana”. Appassionato d’arte in tutte le sue forme. Le tematiche che più lo affascinano sono quelle che riguardano il rapporto fra l’uomo e la tecnica (reificazione, alienazione, biopolitica).  Scrive per l’associazione filosofica “Athene Noctua” e fa parte della redazione di “Filosofia in movimento”.
In “Supernova” vede questa possibilità: riscoprire un linguaggio comune, collegare il sapere alla vita.

 COS’E’ UN FILOSOFO?

“Amare il sapere” implica conoscerlo. Ma cosa vuol dire esattamente “conoscere la conoscenza” e chi è che persegue tale meta enigmatica?

La filosofia, quella in particolar modo dell’ultimo secolo, si sofferma meditabonda sulla certezza delle basi della conoscenza, sulla desiderabilità dei fini del “Progresso”, fa giocare l’una contro l’altra le eterne forme del relativismo culturale e della razionalità creatrice fra loro così complementari. A parere di chi scrive, la filosofia è il tentativo d’una Weltanschauung mai esaurito, una summa che solo il ‘sapiente’ (non un tecnico, perciò) può tentare. A questa impresa, implicita in ogni suo ramo, si affianca l’arduo compito del filosofo, da questo naturalmente sentito e allo stesso tempo richiestogli da una società in divenire consapevole: quello di sperimentare nuovi campi, scoprire frequenze prima mai indagate combinando tasselli e colori, avventurarsi nel terreno limoso del non-scientificamente-verificabile. Solo educando l’occhio riconosceremo nel paesaggio qualsiasi i tratti della Realtà; poiché, come scriveva D’Alembert, «il est bien plus aisé de lire que de voir».

 

60iPteDCLAUDIO  CARAMADRE

Orientalista

Nasce a Palestrina nel 1989 e si laurea in Lingue e Civiltà Orientali presso La Sapienza di Roma con una tesi intitolata: “Mao Zedong e la lettura del Romanzo dei Tre Regni.” Profondamente appassionato di tutta la cultura dei popoli d’Asia si è concentrato su quella della Cina, del Giappone e del Medio Oriente studiandone letteratura, filosofia, religione e arte, sviluppando l’interesse per la comparazione di questo continente con l’Europa e l’America su tutti i livelli.
Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Editoria e Scrittura.
In “Supernova” vede l’occasione per la rinascita della rivista culturale in Italia.

COS’E’ UN ORIENTALISTA?

E chi lo sa? A rispondere come avrebbero certamente fatto i monaci taoisti bisognerebbe dire che “posso dire ciò che non è”. In effetti essere orientalisti non significa essere dei semplici appassionati, quelli sono passeggeri in rotta di collisione con l’Oriente quando questo gli si mostra in tutti gli aspetti che non hanno nulla a che vedere con l’Occidente. Essere un orientalista non significa nemmeno sposare questa o quella religione che in Europa e in America sa così tanto di esotico da divenire moda. Non è nemmeno, per esempio, difendere l’immenso arcipelago di culture che lo popola senza fare caso a quelle che appaiono come grandi contraddizioni e spesso si rivelano grandi verità. Il carattere cinese 东 (dong) e la parola Oriente rappresentano la stessa cosa: il luogo dove sorge il sole, dove tutto nasce e dove, soprattutto, tutto nacque. Il Gange, il Fiume Giallo, ma anche le grandi vette dell’Himalaya, la mezzaluna fertile e le steppe spazzate dal vento. Un orientalista è dunque colui che torna alle origini, per svelare provenienza e destinazione dell’umanità.

COLLABORATORI

rsz_1michele MICHELE CAVEJARI

Giornalista

Nato a Negrar, nella provincia veneta, il 15 luglio 1988, risiede a Grezzana e presso l’Ateneo Veronese ottiene la laurea Magistrale in Editoria e Giornalismo. Coniugando l’attenzione per le tematiche filosofiche alla passione per la scrittura, nel 2014 pubblica il romanzo “l’Eclisse”, allegoria dell’immaginario scientista; mentre nel 2015 propone in e-book il saggio “Orme antiche, a Nord del futuro. Un esercizio di resilienza”, ove passa criticamente in rassegna i principali assunti che animano il panorama mentale dell’Occidente. Attento alla tematica della decrescita e al dibattito Gender, intravede in Supernova la possibilità di rilanciare la voce delle minoranze.

COS’E’ UN (buon) GIORNALISTA?

A mio avviso, dovrebbe essere in primis la voce di chi è senza voce. In altre parole, uno sguardo allenato al desiderio di affrontare la complessità, colui che per ufficio intravede sempre, dietro alla facile spettacolarizzazione di un evento, la possibilità di approfondire, un possibile esercizio di scavo. Dunque, la “penna” che della cronaca sa fare uno spunto di dibattito: colui che davanti all’oratoria impugna il diritto di parola contraria. Il giornalista dovrebbe essere insomma la scomodità fatta a persona, una figura pubblicamente investita dell’obbligo, e perciò della responsabilità, di porre domande radicali e interpellanze decisive a tutti gli “inavvicinabili”. Il buon giornalista è il bastone posto di traverso. Il punto di vista particolare che forse non potrà mai essere una prospettiva oggettiva, ma che di certo può rifiutare la connivenza abitando l’arte del sospetto.

 

rsz_11937973_10207908023804850_1918859399_nGIOVANNI RUGGERI

Antropologo

Bolognese classe ’88. Si laurea prima in Antropologia Culturale all’Alma Mater Studiorum, con una tesi sul ruolo identitario del Ramadan in un contesto d’emigrazione; poi in Studi Arabo-Islamici all’Orientale di Napoli, lavorando sull’Islam politico militante nella zona afghano-pakistana e sulla genesi e lo sviluppo dei movimenti jihadisti globali. Appassionato di Islam, geopolitica e musica, suona il basso elettrico. Del progetto Supernova apprezza l’obiettivo di produrre dal basso una critica culturale di qualità.

COS’È UN ANTROPOLOGO?

La definizione di un antropologo è semplicissima, “colui che studia l’uomo e la sua cultura”. I problemi arrivano quando ci si accorge in primis che nessuno, nemmeno i più illustri antropologi, sono mai stati in grado di dare una definizione condivisa di ciò che è la cultura; in secundis che gli scopi, i metodi, l’oggetto di studio dell’antropologia e perfino il modo in cui la stessa disciplina si vede e concepisce sono cambiati con un ritmo vertiginoso negli ultimi 200 anni. Probabilmente è questo che rende l’antropologia tanto sfuggente e affascinante, al pari della materia che osserva: il fatto che la sua essenza medesima sia critica, che se con un occhio studia i riti e i miti con l’altro si osserva allo specchio, sottoponendosi a un continuo ripensamento nello sforzo di interpretare al meglio lo scenario in cui vive. A volte può essere esacerbante, a volte può sfilarti il pavimento da sotto i piedi e lasciarti senza punti di riferimento, ma non sarà mai scontata, o conservatrice, o cieca di fronte al mondo.

 

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